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GIULIA È MORTA, ALESSANDRO NON HA MAI VISSUTO, THIAGO NON NASCERÀ

Aggiornamento: 8 dic 2023


Il pensiero dilagante vuole che il maschile sia il carnefice e che il femminile sia la povera vittima.

Il punto è che maschile e femminile sono responsabili allo stesso modo, ma ancora di più, la responsabilità è di tutti noi che non riusciamo vedere che nel sociale c’è una emergenza.

E fino a quando maneggeremo questa emergenza come un problema di genere non avremo alcuna speranza.


Non si fa che parlarne: di Giulia, di Alessandro, dell’omicidio e di tutti i dettagli veri o presunti che vi girano attorno.

Ma sembra ormai che certi fatti ci distolgano solo per qualche istante dalla routine quotidiana.

Il tempo di commuoversi, di indignarsie e di giudicare ma, ben inteso, senza alcuna imparzialità.

Perché essere imparziali nel giudicare, forse, non si può, come se fosse già stabilito da quale parte stare per mirare con precisione, e sparare senza pietà sulla parte opposta.

Oppure essere imparziali nel giudicare, forse, non si deve? … Sarebbe troppo impegnativo guardare al di là del proprio naso.


Eppure Giulia e Alessandro sono entrambi il risultato della medesima società.

La nostra stessa società.


Quella società che popoliamo con egoismo ed egocentrismo, correndo da una parte all’altra come palline da flipper, con gli occhi bendati da messaggi da leggere o inviare sui cellulari.

E guai a fermarsi, perché allora bisognerebbe fare i conti con la responsabilità, la spaventosa chimera raggiungibile a patto di guardarsi veramente dentro.


Quale responsabilità? Quella di riconoscersi, di sapere chi si è veramente per poterlo agire con consapevolezza e dignità, nel rispetto di sé e dell’altro.


Forse se Alessandro avesse saputo chi era non avrebbe avuto bisogno di cercare altro “nutrimento”.

Forse avrebbe saputo di avere già tutto, cosciente che quel tutto era il suo frutto, quello della sua vita fino a quel momento.

Forse se Giulia avesse saputo chi era non avrebbe avuto bisogno di subire, né di scendere a compromessi, né di essere accondiscendente. Avrebbe scelto la sua strada senza esitazione né ripensamenti.


Ma Giulia ormai è morta, Alessandro è condannato dal non aver riconosciuto di aver vissuto e Thiago non nascerà.


E i responsabili siamo tutti noi e i nostri occhi bendati da luoghi comuni, pregiudizi e banali guerre trai sessi.

Noi che diamo ragione alla morte e non vogliamo guardare quali fragilità si nascondano dietro la rabbia.

Noi che passato il tempo di commuoversi, di indignarsi e di giudicare, torneremo ognuno sulla propria isola, dimenticando ancora una volta che le isole sotto il mare sono legate tra loro.


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