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NON È UN'ALTRA STUPIDA COMMEDIA AMERICANA

Aggiornamento: 4 dic 2023

Ebbene l'ho fatto.

Ho visto Barbie.

Ed eccomi qua. A recensire Barbie…


In primis chi l'ha detto che questo film avrebbe dovuto insegnarci qualcosa? Quante responsabilità caricate su un giocattolo che a otto anni non rappresenta affatto un modello da seguire, ma un veicolo per l’ immaginazione.


Non mi aspettavo chissà che cosa da questo film, ma il richiamo è stato irresistibile.


Non mi aspettavo un capolavoro, ma devo dire che il nostro mondo descritto così come viene fatto nel film rosa (attraverso gli occhi di Barbie che conosceva solo l'universo Barbiecentrico) è sì da riso amaro, ma con un certo stile: tralasciando il discorso sul posto che occupano le donne nella società, che solo in apparenza è paritario all'uomo, diverte il sarcasmo sul politically correct (che negli USA ha le sue manifestazioni più estreme) perché viene fuori che se lo dici bene puoi dire tutto. Ma il senso poi è sempre quello. Scelte irriverenti e il tema costante del "femminile" hanno reso "Barbie" un fenomeno globale sul quale si ha per forza qualcosa da dire.


Ken, poverino, in questo film dovrebbe rappresentare il maschio medio, inutile, superfluo. Anche nel mondo reale l'immagine del maschio data è quella di un troglodita incapace di inibire biechi istinti, che non perde occasione di sessualizzare il corpo della donna e infatti appena Barbie arriva nel mondo reale è vittima di un cat-calling da cantiere.


Povera, indifesa Barbie. Usare lo stereotipo del maschio troglodita, del maschio inutile...Usare uno stereotipo per abbatterne un altro?

L'ormai arcinoto monologo di America Ferrera, d'effetto, può anche essere ribaltato al maschile …


"Devi essere muscoloso, ma non troppo muscoloso. Non puoi mai dire che vuoi essere muscoloso, devi dire che vuoi essere sano, ma devi comunque essere muscoloso.

Devi avere soldi, ma non puoi chiedere i soldi perché è da perdente e devi averne abbastanza per poter offrire cene, uscite e aperitivi se no sei uno sfigato.

Devi essere un capo, ma non puoi essere cattivo. Devi comandare, ma non puoi schiacciare le idee degli altri.

Devi essere un uomo in carriera, ma devi anche essere presente e attento.

Devi essere maschio per le donne, ma non troppo maschio perché se no diventi rude, perché ci si aspetta che tu sia sensibile altrimenti sei uno stronzo.

Devi essere sexy, ma non troppo, altrimenti sei un porco volgare, quindi devi essere sensuale ma usando circonlocuzioni accettabili.

Non devi mai invecchiare, mai essere scortese, mai darti le arie, mai essere egoista, mai cadere, mai fallire, mai mostrare paura, mai essere sopra le righe. È troppo difficile, è troppo contraddittorio e nessuno ti dà una medaglia né ti dice grazie. Anzi, alla fine viene fuori che non solo sbagli totalmente ma che è anche tutta colpa tua.

Sono così stanco di vedere me stesso e ogni singolo altro uomo fare i salti mortali tutti i giorni per riuscire a piacere agli altri. "


Il problema non è la società patriarcale...Volto al maschile è comunque un messaggio forte.

Il femminismo che si trova in "Barbie" è forse un po' troppo radicale, oserei dire quasi tossico. Il problema non è solo il patriarcato ma la società in generale.

Una società che ci vuole TUTTI perfetti, performanti, senza macchia e senza paura... Tutti. Uomini e donne.


E così i veri protagonisti del film sono in realtà Barbie Stramba e Allan, l’amico di Ken.


Entrambi dimostrano di avere una loro personalità, fuori dagli schemi. Sanno cavarsela sempre e comunque, sono loro infatti a salvare la situazione.

La prima indica a Barbie “Stereotipo” come raggiungere il mondo reale e il secondo, amico fidato di tutte le Barbie, riesce a stendere tutti i Ken per far tornare Barbie “Stereotipo” a Barbieland per eliminare il patriarcato tamarro importato da Ken.


Quanti di noi si sono riconosciuti in Barbie Stramba e in Allan? Gli unici in un mondo finto ad essere reali.





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