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Salone del libro 2022 - "the dark side of"

A cura di Alessio Barettini e Davide Pelanda, che al Salone ci sono stati



Un Salone internazionale del Libro di Torino che ha fatto, dati ufficiali, il botto: fino alla domenica 22 maggio si contavano otre 150 mila ingressi. Meglio dello scorso anno, dicono gli organizzatori. E gongolano i grandi editori per gli enormi incassi realizzati. Un Salone che, sul quotidiano La Stampa di Torino é stato definito “multitasking”: effettivamente c'era di tutto un po', non solo libri ma giochi, cibo, una piccola foresta per dare una “pennellata di green” (il greenwashing fa sempre bene, anche qui!), e poi concerti, sportivi ancora in auge ma anche in pensione... tra tutti gli interventi nelle sale se ne sono contati ben 1500 spalmati su 5 giorni. Forse un po' troppi? Noi abbiamo fatto una sorta di classifica tra i pro e i contro che vi proponiamo.

I pro

  • la simpatia e la disponibilità di molti editori piccoli e medi.

  • Davide Longo e Joe Lansdale che parlano di scorregge.

  • I tanti incontri, portatori di inequivocabili novità.

  • l'Off, con ottimi incontri, più "leggeri", che potrebbero essere valorizzati anche meglio durante il corso dell'anno

I contro

  • i prezzi: dagli oltre 2 euro per un caffé ai prezzi proibitivi di certi panini. Non in tutti i bar, meno cari quelli defilati. Prezzi altissimi anche in città per i B&B. Anche i prezzi dei biglietti erano alti. Con tanto di contraddizione sugli accrediti. Come insegnante si ha diritto a una riduzione: pagando il biglietto 8 euro (onesto), ma se l'insegnante dovesse tornarci il giorno dopo non potrebbe più usufruirne.

  • i contratti dei baristi e del personale, non entro nel merito perché non sono informato, anzi chiedo lumi a chi è più informato di me, ma immagino che si tratti di contratti di pochissimi giorni non particolarmente ben pagati, per usare un eufemismo.

  • la bolgia. Troppa gente, troppa. E tanti comprano solo nelle case editrici grandi quello che potrebbero comprare nelle librerie e che forse comprano nei supermercati. Non so se i piccoli editori abbiano davvero potuto partecipare al "Salone dei Record", come si sostiene mediaticamente da alcuni anni.

  • la mancanza di uniformità delle regole sulle mascherine. Obbligatorie nelle sale per gli incontri, ma senza che ci fosse davvero alcun controllo, con il risultato che si può immaginare.

E poi ci sono cose che nessuno vuole dire e tirare fuori sui quotidiani nazionali. Ad esempio abbiamo visto aggirarsi persone dello staff organizzativo con la sigla REAR.

Questa sigla, per chi non è di Torino, dice poco a nulla. Pare che sia una società cooperativa di servizi vari (sito www.rearonline.it) già passato agli onori della cronaca piemontese qualche tempo fa i Cub hanno denunciato il fatto che tale cooperativa si era aggiudicata un appalto per l'ateneo torinese con la paga dei 200 addetti a 6,80 euro lordi l'ora. Ne scrisse le pagine di Torino de La Repubblica il 16 maggio scorso. Così come lo stesso personale della Rear si rese protagonista di una protesta eclatante, appoggiati sempre dai sindacati di base, per lo stesso problema delle paghe da fame per gli addetti al Museo del Cinema della Mole Antonelliana, sempre gestiti dalla stessa cooperativa di multiservizi. In quell'occasione ad appoggiarli nella loro protesta ci fu il regista inglese Ken Loach di passaggio a Torino che ne rimase scandalizzato.


Al Salone del libro questi lavoratori c'erano, ma nessuno ha detto nulla.

Ci si chiede che senso abbia impostare un salone così sfarzoso e imponente, certo di taratura internazionale, ma che non prevede agevolazioni per tutto il mondo dei piccoli che forse custodisce risparmi per tutto l'anno per affittarsi uno spazio minimo che poi viene assegnato spesso in zone dove non passa nessuno o quasi.

Tra gli aneddoti/episodi più eclatanti e grotteschi da segnalare infine il caso della chiave di apertura dei garage degli espositori che, per qualche giorno in orario di apertura (le 9.00), non si trovava, facendo ritardare tutti nell’apertura, soprattutto, creando un ingorgo di auto e furgoncini. Tale disguido é stato ironicamente, ma anche pazientemente, segnalato dal direttore editoriale di una casa editrice ed un paio di membri della stessa editrice in questo modo:

«E anche oggi al Salone Internazionale del Libro si aspetta che qualche anima buona e intelligente apra il cancello agli espositori.

...e la poliziotta ha sollecitato l'apertura perché la fila delle macchine bloccava il traffico.

La magia del Salone Internazionale del Libro: non si entra perché non si trovano le chiavi».

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