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CARO DIARIO...

Si chiamerà Caro Diario… la nuova rubrica mensile di RadioComItalia.news, a cura di Noa Cacioppo, realizzata in collaborazione con l’Archivio Diaristico Nazionale e il rispettivo sito www.idiaridipieve.it


Battezzata “Città del diario”, la piccola cittadina di Pieve Santo Stefano ospita un archivio pubblico fondato nel 1984 da Saverio Tutino, che raccoglie scritti di gente comune, tra diari, epistolari e memorie autobiografiche che insieme creano un vero e proprio paesaggio di memoria collettiva.


Alla base dell’iniziativa c’è una forte esigenza umana, rivelata dalle parole dello stesso fondatore: Avvertivo il bisogno diffuso da parte delle persone di autenticarsi attraverso la scrittura.

Giornalista, scrittore e partigiano, Tutino fu inviato a Cuba dall’Unità, dove fu testimone della Rivoluzione Cubana, di cui divenne uno dei principali esperti occidentali e dopo la quale vide la disillusione dei suoi ideali rivoluzionari.

Gli anni Settanta portarono in Italia alla fine repentina della stagione dei movimenti collettivi e della militanza politica e queste esperienze e sconfitte contribuirono al fiorire di una nuova sensibilità che riconosceva un valore alla dimensione individuale.

Proprio il forte interesse orientato sulla persona portò Saverio Tutino a sollecitare le persone, attraverso un annuncio giornalistico, a condividere e custodire in un archivio scritti privati propri o di familiari, portando alla nascita di un vero e proprio vivaio della memoria.

Salvare le memorie dei senza storia per lasciare traccia di sé: un potentissimo atto di affermazione dell’individuo.


L’attività dell’archivio non si riduce alla catalogazione, conservazione e digitalizzazione delle memorie, ma si contraddistingue per il suo obiettivo originario: la valorizzazione di questo patrimonio.

A questo scopo nacque così il Premio Pieve, di cui lo stesso Tutino fu direttore culturale. Una sorta di festival della memoria che prevede l’intervento diretto degli autori degli scritti o di persone molto vicine agli autori, che sono chiamati a rivolgersi in piazza a un pubblico di persone sconosciute, con cui condividono la propria storia.

Con lo stesso obiettivo di valorizzazione fu inaugurato nel 2013 il Piccolo museo del diario, dedicato al fondatore dell’archivio.

Il filo conduttore originario, che viene portato avanti ancora oggi da chi si occupa dell’archivio, è la predisposizione all’ascolto e la dignità valoriale della storia di ognuno di noi e di chi ha preceduti.


Abbiamo intervistato Natalia Cangi, direttrice dell’Archivio, che ha posto l’accento proprio sul senso originario del Premio Tutino:

Le persone non solo hanno aderito con entusiasmo al premio, ma quelle stesse persone o i loro parenti, se gli autori non ci sono più, vengono chiamati a parlare in piazza della loro storia, attraverso delle interviste. Da quarant’anni quel modello di perfetti sconosciuti che raccontano alla platea, disposta ad ascoltare, perdura.

Questo progetto si fonda non solo sull’idea di salvare il salvabile del patrimonio autobiografico europeo, ma si fonda molto sull’ascolto. La cosa fondamentale che ci contraddistingue dagli altri archivi è proprio la valorizzazione delle memorie: non ci limitiamo a leggere e custodire gli scritti che ci vengono consegnati, ma le diffondiamo con un processo di valorizzazione, che si fonda proprio sull’ascolto.

Le testimonianze vanno ascoltate, non basta la lettura, bisogna mettersi accanto a quella persona, e a volte anche un passo indietro, quando le storie sono particolarmente complesse. Mettersi a fianco di chi ha scritto è un esercizio molto bello quando, talvolta, complicato, ma che lascia un segno, poiché offre la possibilità di cambiare prospettiva anche sulla propria vita personale.


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