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UN AMORE SENZA FINE...MA SENZA FUTURO

Aggiornamento: 4 dic 2023

Sin dalla prima pagina, Scott Spencer introduce il lettore nel vivo del suo libro: Quando avevo diciassette anni e obbedivo soltanto ai perentori comandi del cuore, ho abbandonato il sentiero della vita normale e nell’arco di un attimo ho distrutto tutto ciò che amavo – che amavo con tutto me stesso, e quando l’amore si è spezzato, quando il corpo immateriale dell’amore si è ritratto atterrito e il mio lo hanno rinchiuso, è stato difficile per gli altri credere che una vita tanto giovane potesse soffrire così, senza appello.


Il protagonista è David, un ragazzo di soli diciassette anni innamorato di Jade e della sua famiglia, i Butterfield. La famiglia accoglie il ragazzo nella propria vita quotidiana, arrivando persino a regalare alla giovane coppia un letto matrimoniale, assecondando le esigenze di un amore inflessibile. Il padre di Jade deciderà di bandire dalla casa David. Questo allontanamento forzato causerà in lui uno smarrimento irrazionale, che lo porterà a compiere un gesto incisivo e pericoloso che metterà a rischio l’intera famiglia.


L’autore immerge i lettori immediatamente nell’animo tanto innamorato -quanto annientato- di David.

Il motore della narrazione è l’allontanamento imposto dalla casa dei Butterfield, che coincide con l’obbligata privazione dell’oggetto del suo amore e, quindi, della sua ragione di vita.


L’autore introduce i lettori, con grande capacità descrittiva, nell’analisi introspettiva dei sentimenti del ragazzo: un amore viscerale, fusionale, totalizzante e febbrile che porta all’obnubilamento delle facoltà razionali, cedendo il posto ai richiami del cuore.


E’ interessante come molti utenti abbiano condiviso sui social la propria recensione negativa giudicandolo il libro di Spenser “senza capo né coda”o “senza una trama ben definita né uno scopo”.


La mancanza di una trama avvincente però potrebbe essere una scelta autoriale, e se così fosse il libro necessita di un’analisi più acuta.


Spencer potrebbe aver voluto imprimere in quelle pagine un frammento di una storia di vita, traducendo la turbolenza e la passione febbrile in parole.

Il “non portare da nessuna parte”, sarebbe allora una scelta narrativa significativa e coerente con l’amore viscerale che viene descritto: un amore così viscerale da essere un amore senza fine... ma irrimediabilmente senza futuro.


Le seicento tredici pagine si rivelano essere un potente mezzo che accomuna quei lettori che abbiano gli strumenti emotivi per empatizzare con il protagonista o, più precisamente, con il sentimento distruttivo e totalizzante che egli vive.

Lo stesso David fa riferimento alla “comunanza universale di sentimento”: Qual era dunque la realtà Innamorato e pronto a sacrificare tutto per quell’amore, mi sentivo connesso al grande tempo dell’umanità, agli schiavi in lacrime mentre venivano messi all’asta, ai musici sotto i balconi illuminati della luna e, che mi volesse o no, a Jade.


Il sentimento descritto da David è al di sopra dell’umano, tanto forte quanto fragile: Vivevamo nel nostro mondo. Convinti che i nostri sentimenti ci separassero da tutto il resto. Potevamo soltanto stare insieme perchè nient’altro ci sembrava reale.


Se questo libro fosse “un libro d’amore”, l’elemento che ha attirato così tanti lettori potrebbe essere lo charme che suscita l’ossessione amorosa, sentimento che colma il desiderio di fascinazione verso l’ignoto, ciò che è perduto per sempre, che è inaccessibile e, più in generale, ciò che si è consapevoli di non poter avere.


La necessità di custodire quel sentimento e di farlo rivivere attraverso le parole suggestive di Scott Spencer risponde probabilmente all’ esigenza di riconnettersi col proprio bambino interiore: il bisogno di sentirsi irresponsabili, di essere legittimati a sbagliare, di concedersi nell’abisso dell’irrazionalità e di perdere ogni responsabilità verso se stessi e gli altri.

Ma può l’Amore identificarsi con una necessità? ...Perché se l'Amore non risponde a nessuna esigenza, a nessun bisogno... Se l’Amore semplicemente “è”…allora è senza fine proprio perché ha futuro.



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