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CARO DIARIO... la storia di Luisa T.

A cura di Noa Cacioppo in collaborazione con idiaridipieve.it



Scrittura come gesto quotidiano, diario personale come custode della memoria esterna dell’individuo: questa la forma di scrittura che ha subito la maggiore mutazione nella nostra epoca, come cita la traccia della prova di italiano della maturità 2024.


Innumerevoli sono gli esempi di diari e memorie nella storia letteraria, che, conservati negli anni, si sono rivelati dei preziosi documenti storici e letterari.

Il diario di Anna Frank, una testimonianza fondamentale dei tempi del nazismo, lo Zibaldone di Leopardi, un diario intellettuale che raccoglie tutta la filosofia dell’autore, Il mestiere di vivere di Cesare Pavese e tanti altri.


Ma la scrittura privata può essere anche uno strumento di ribellione e un tentativo di emancipazione, nei tempi in cui per le donne l’espressione di sé era un privilegio raro.

Diario personale anche come atto di denuncia della sofferenza nei confronti del proprio matrimonio-prigione e di ammissione di non aderenza al tradizionale ruolo di moglie-casalinga.

Questo rappresentò la scrittura privata per Luisa T, donna nata nel 1946 da famiglia contadina della provincia di Frosinone, che si sposò giovanissima nonostante avrebbe voluto studiare e trovare un lavoro: a me fa più paura il fatto di non sentirmi padrona dei miei pensieri, decisioni sulla mia persona per esempio come vestirmi come organizzare il mio lavoro e il mio rapporto con gli altri compresa la mia famiglia che quello di vivere sola.


Vittima di un marito violento e autoritario che le infligge violenze fisiche e morali, la vita monotona di Luisa, scandita dai ritmi della vita domestica e delle fatiche rurali, trova spazio per l’espressione di sé soltanto attraverso le pagine del suo diario: il mio sogno era quello di avere tanti amici maschi e femmine senza differenza che voglia avevo e ancora adesso di viaggiare per ammirare il mondo compreso gli esseri umani che ci abitano per dare loro un pò della mia amicizia dei miei pensieri per esempio il miracolo della vita che è tanto incredibile su tutto che sarebbe bellissima ma spesso la viviamo come oggetti per colpa degli uomini stessi.


E forse anche grazie a questo quaderno, per sfuggire all’ennesimo eccesso d’ira del marito, Luisa scappa dalla finestra del bagno in una notte fredda di gennaio, in vestaglia e zoccoli, sentendosi per la prima volta libera: quella notte è stata per me più tranquilla di tante altre, alzavo gli occhi verso casa e mi sentivo fortunata ad essere fuori, con i piedi bagnati, cosciente di rischiare una brutta polmonite, però più dignitosa che morire in un attimo di follia con Nando anche se non fisica sicuramente peggio.


La scrittura rappresenta l’unico strumento salvifico in grado di eternare la memoria dell’individuo e la perdita del diarium, cioè dell’ “annotazione quotidiana”, potrebbe costituire una perdita individuale di riflessione con noi stessi e una perdita collettiva di dialogo tra persone di epoche diverse.


Non omnis moriar, scrisse il poeta latino Orazio: non morirò tutto, perché la poesia è eternatrice.

Così la vera Luisa, che non trovò spazio nel mondo della sua epoca, vivrà per sempre tra le righe del suo diario.


Questo è reso possibile soltanto grazie all’Archivio Diaristico Nazionale, che, custodendole, ha permesso a chiunque di conoscere la storia di Luisa T e di tante altre persone, che hanno lasciato così una traccia di inchiostro indelebile nel mondo, un monumentum aere perennius (“un monumento più duraturo del bronzo”, Orazio, Odi, III, 30, 1).



Luisa T.
Luisa T.



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