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DI LETAME E SILENZIO - Il documentario Food for profit svela i possibili retroscena della politica agricola europea (PAC)

In programmazione nei cinema italiani da diverse settimane, il documentario food for profit di Giulia Innocenzi e Pablo D'Ambrosi, racconta in modo chiaro ed intenso le numerose possibili insidie della politica agricola europea. Il silenzio delle istituzioni continentali, le manipolazioni, le figure politiche portanti e le assurdità di vario genere e grado, si mostrano allo spettatore senza sosta e senza filtri.


La chiamano PAC ( politica agricola comune ) ed è il più grande alleato delle lobby europee dell'agroalimentare. Dietro la facciata ecologista ed attenta ai bisogni dei più piccoli produttori, si svela un sistema di finanziamento ed agevolazione esclusivo di grandi multinazionali dell'agribusiness, spietate, anti- ecologiste ed esclusivamente votate al profitto.


Ad essere ricostruita, nel corso del documentario, è una piramide di affari multimiliardari, la cui base ha natura incerta e fumosa, fatta di lavoro nero, inquinamento, torture sugli animali, modificazioni genetiche e rischi infettivologici severi.L'Europa che appare in questo documentario è un complesso sistema che sembra ripercorrere i tratti peculiari di Dottor Jekyll e Mr. Hyde.


Da un lato, proclama la sua mission nella difesa della natura e contro il cambiamento climatico, promuovendo politiche green attraverso stanziamenti continui e consistenti di fondi comunitari. Dall'altro lato, dirotta consapevolmente questi stessi finanziamenti verso le casse dei principali responsabili del problema contro il quale dichiara di schierarsi.


Giulia Innocenzi e Pablo D'Ambrosi hanno quindi messo in luce questa incoerenza dell'intero sistema finanziato con fondi comunitari, in cui politica e lobby agroalimentari si mostrano coese ed unite in una complesso e radicato programma volto al solo profitto.

Si mostra quindi un enorme sistema ben architettato e collaudato, in grado di destinare la totalità dei finanziamenti in questione proprio alle casse miliardarie delle stesse lobby responsabili del cambiamento climatico, dei danni all'ambiente e delle torture agli animali stessi.Le stime riportate parlano di 377 miliardi di euro in sette anni, ovvero quasi un terzo dell'intero budget comunitario.


Nel totale distacco dai temi della salute umana ed animale, questo sistema esercita pressioni direttamente alla fonte del potere, ovvero assoldando i singoli europarlamentari dalle posizioni e idee compatibili, per barattare così leggi a proprio favore e sostegno politico.


Dai fatti narrati, è reso chiaro il motivo per il quale tutto il sistema possa perpetrarsi impunemente, nonostante l'evidente gravità della situazione. Questo motivo è la totale assenza di alcun cavillo burocratico che possa ostacolare o contenere i piani di questo sistema messo a nudo dai giornalisti autori del documentario.


Gli stessi protagonisti politici coinvolti, pur consapevoli della realtà dei fatti e delle severe problematiche sanitarie annesse, dimostrano totale abbandono del buonsenso, fondando apertamente le proprie argomentazioni su una mera questione logica: non si può ritenere intensivo un allevamento, se non esiste una legge europea che definisca cosa sia un allevamento intensivo.


Ecco svelato l'arcano da miliardi di euro che muove l'intera Europa.Per tale mancanza, i modelli di allevamento contestati e dominanti nel mercato comunitario, non possono essere inquadrati ed imputati come intensivi, potendo dunque avere accesso ai fondi europei del PAC.

L'unione europea che si dichiara a sostegno delle politiche green, di fatto, finanzia l'opera di multinazionali private che hanno spazzato via dal panorama economico i piccoli allevatori, hanno devastano l'ambiente e la natura ed hanno corrotto la stessa politica agricola, definendone programmi ed agende.


Il documentario, con tutte le testimonianze e le registrazioni dei politici coinvolti, tra i quali anche italiani di spicco, è stato proiettato proprio al parlamento europeo, dove questi partecipano alle attività legislative in palese e pubblico conflitto di interessi, essendo regolarmente iscritti sul libro paga di molte aziende private, partecipi del sistema in discussione.


Come enfatizzato dalla narrazione, l'unica fonte di tensione interna all'intero sistema, pare essere il costante paragone con la Cina che, a detta degli stessi protagonisti filmati, si spingerebbe ben oltre i limiti riscontrati in Europa, minacciando quindi la crescita e la durata del profitto continentale.


Da quando il letame per il povero allevatore aveva metaforicamente profumo della dignità, oggi lo si considera la più grande vergogna silenziosa che qualcuno, presto, dovrà affrontare.

Se le istituzioni pensano solamente al profitto, allora chi penserà alla salute degli esseri viventi e dell'ambiente? Come si sconfigge il sistema?


FOOD FOR PROFIT
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