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SI-VAX, NO-VAX, NI-VAX lettera non firmata alla redazione

  • Immagine del redattore: Redazione
    Redazione
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 4 min

 

Certo, prendersi oggi la difterite in Italia è molto difficile.

Confesso che in 50 anni di professione medica non ne ho mai visto un caso.

Anche i colleghi più giovani mi dicono lo stesso.

I medici conoscono questa malattia solo dai libri; il che è sufficiente, al semplice sospetto, per richiedere un tampone tonsillare e dare un antibiotico specifico, che poi è quello di uso più corrente.

 

Per prendersela –la difterite- bisogna essere contagiati.

Cosa che è teoricamente possibile visto che il vaccino anti-difterico non è sterilizzante, cioè non impedisce né di essere contagiati né di contagiare.

L’antidifterico fa parte di un “trivalente” compreso fra quelli che rientrano nel pacchetto vaccinale, così come viene attualmente erogato.

Certo, sarebbe meglio –dal punto di vista medico- disporre di vaccini monovalenti, da prescrivere nel singolo caso (la prescrizione di un vaccino si dovrebbe fare per prescrizione medica, non governativa).

Ma se fosse possibile una tale scelta (e oggi non è possibile), l’anti-difterico potrebbe benissimo essere lasciato attualmente da parte, visto il già consistente cumulo antigenico vigente, che sarebbe eccessivo anche per un parà della Folgore, figuriamoci per un bambino nei primi due anni.

 

Le attuali vaccinazioni pediatriche italiane vengono fatte troppo presto; sono troppe; sono troppo ravvicinate; sono accorpate illogicamente; non sono ben monitorizzate nei loro effetti cumulativi e a distanza; vengono somministrate senza dare istruzioni alla famiglia sul monitoraggio del decorso; né vengono fornite informazioni ai medici sugli effetti avversi e sugli studi epidemiologici che confrontano nel tempo la salute dei vaccinati con quella dei non vaccinati.

Al vaccinatore è tolta ogni responsabilità di imporre un carico antigenico ad un assetto immunologico infantile che –a parte gli eventuali effetti indesiderati a breve termine- ne sarà sicuramente condizionato per il prosieguo.

 

Il punto cogente è che i vaccini pediatrici in Italia non sono di libera scelta, perché un bambino non vaccinato non può frequentare gli asili pubblici.

Inoltre, la legge che regola questo genere di vaccinazione non è aggiornata pur essendo in vigore.

 

Tutto questo è già problematico, ma non è il peggio.

 

Non solo in Italia, ma soprattutto in Italia, essere a favore dei vaccini sembra costituire una professione di fede e fornisce a coloro che la esibiscono una garanzia istituzionale (come può esserlo la aderenza ad una religione di stato in un regime).

Questa ideologia vaccinale è anche quella declinata da tutti i giornalisti dei mass-media che, inoltre, hanno imparato a utilizzare con disinvoltura l’epiteto “no-vax” come forma gratuita di disprezzo sociale.

Le principali istituzioni mediche alimentano la religione vaccinale (e sono alimentate da essa), e la maggioranza dei medici vi aderisce ampiamente per inerzia, guardandosi bene da approfondire davvero la questione.

I genitori sono lasciati soli e costantemente minacciati.

 

Sono preoccupato che la tolleranza governativa di questa situazione costituisca un fattore di erosione del patto sociale fra i cittadini e le Istituzioni.

In questo caso, la concessione governativa agli interessi della macrofinanza ed alle intese di politica internazionale potrebbe avrebbe un prezzo alto.

 

I genitori critici verso le vaccinazioni sono in aumento, e sono persone mediamente più informate e responsabili degli altri genitori.

Se infine un mio paziente mi dice “dottore, io non voglio vaccinare mio figlio”.

Io gli chiedo: “Ah, si? E se si prende il morbillo o la varicella?”.

Se lui mi risponde “Allora lo cureremo”, è una buona risposta. Si vede che non vive di paura.

Se invece ha paura di tutte le malattie possibili, meglio che si vaccini.

Perché –questo è grave- non c’è discriminazione medica possibile per scegliere tempi e modi delle inoculazioni, e nemmeno per decidere sulle modalità dei richiami.

In pratica si tratta solo di un pacchetto da prendere o lasciare.

Non si fa così.

 

Avere paura annebbia ogni pensiero discriminante.

Ho letto poco fa che adesso manderanno i carabinieri nelle scuole “per scoprire i no-vax”.

Si tratta di una intimidazione per fomentare la paura della gente comune.

Se questo è il prezzo per aumentare il numero grezzo dei bambini vaccinati io non ci sto a far finta che sia giusto.

 

Personalmente ho sempre consigliato di fare il vaccino anti-rosolia alle giovani donne che non abbiano avuto la rosolia, prima di programmare una gravidanza.

Riguardo gli altri vaccini valuto caso per caso ed in riferimento al parere informato dei genitori.

Sono un “no-vax”?

Sono un “ni-vax”: mi stanno bene tutti i vaccini, ma per i miei figli minori decido io.

I pazienti, invece, li informo al meglio, rispondo alle loro domande, dò loro tutto il tempo per riflettere,  e poi decidono loro.

 

Questa lettera non è firmata. Potrebbe esserlo se non fossi medico.

Ma, da medico, devo stare attento, perché il mio Ordine professionale giudica come colpa grave una critica aperta alle vaccinazioni obbligatorie. Si tratta di una censura preventiva –scientificamente riprovevole-  che i medici però tranquillamente accettano per evitare procedimenti disciplinari anche gravi, interessamento dei carabinieri, delle procure, dei giudici delle indagini preliminari, spese per gli avvocati, e facezie del genere. Tenetelo bene a mente quando chiederete un parere vaccinale al vostro curante.

Il governo svolge il suo ruolo, il medico pure, ma ognuno è responsabile per sé stesso.

 

 

 

 

 
 
 

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