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UN BACK-STAGE SULLA SICUREZZA DEI VACCINI COVID

  • Immagine del redattore: Ciro
    Ciro
  • 6 set 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 8 set 2025

di Ciro D'Arpa


Il fatto di cronaca è la pubblicazione - grazie ai N.A.S. di Genova - del testo integrale della riunione del Comitato Tecnico Scientifico nazionale del 9 giugno 2021.

Il che ci fornisce un inatteso backstage dei decisori scientifici tra la prima e la seconda dose vaccinale italiana, in un periodo epidemico da loro definito già “medio-basso”, in cui emergevano le prime trombosi letali da Astrazeneca, la cui somministrazione era però stata molto “spinta” nella popolazione.

 

Il Ministro della Salute, a nome del governo, aveva a cuore di non intralciare la campagna vaccinale in atto.

Il Commissario era interessato all’aspetto pratico di utilizzo delle scorte.

L’Agenzia di Controllo italiana (AIFA) era per passare alla somministrazione dei vaccini a mRNA (Pfizer e Moderna). Cosa che effettivamente poi si fece.

L’AIFA sosteneva, infatti, che i vaccini Pfizer e Moderna non avevano dato segnali di mancanza di sicurezza.

 

Il livello di discussione che emerge dal dibattito non si può definire “scientifico”; “noi stiamo accettando anche quello che scienza non è” disse a un certo punto Palù, direttore dell’AIFA.

Ma, in sostanza, quali erano i “dati scientifici” che costituivano la piattaforma della discussione comune?

 

Si trattava del confronto secco tra percentuale di morti di trombosi da Astrazeneca e quella dei morti da Covid: sinché questa percentuale era ancora di 8 a 1, la vaccinazione poteva avere un “bilancio favorevole” ma, poiché si andava verso un rapporto di pareggio di rischio, la cosa voleva un ripensamento.

Per tale motivo, si giunse in seguito alla messa al bando di quel tipo di vaccino.

 

Domanda: la riunione in oggetto ci svela forse i “dati scientifici” sui quali tutta intera la campagna vaccinale si fondava?

 

È un discorso che ancora oggi interessa le Forze dell’Ordine, la Magistratura, le Istituzioni sanitarie, quelle politiche, le fonti di informazione, che possono adesso aver chiaro in cosa consistesse quella “scienza” che fu indicata allora alla popolazione come garante di correttezza.

 

Innanzitutto, dalla riunione di quello che rappresentava allora il nostro massimo organo sanitario nazionale, non sembra apparire alcuna elaborazione scientifica italiana dei fatti in oggetto, ma soltanto il riferimento a decisioni orientative prese dall’ente europeo (EMA) o addirittura da altri Paesi.

 

Ma c’è di più: gli unici dati genuinamente italiani su cui si basava tutta la discussione erano quelli dell’AIFA sulle segnalazioni spontanee delle reazioni avverse ai vaccini.

Questi dati, trattati dall’Agenzia e pubblicati nei suoi Report ufficiali, erano sostanzialmente a favore di una sicurezza riguardo i vaccini Pfizer e Moderna.

 

La realtà, tuttavia, era differente.

Nel 2021, l’AIFA riceverà ben 271.000 segnalazioni spontanee di eventi avversi in riferimento ai vaccini Pfizer e Moderna, le quali segnalazioni, inoltre, si riferiscono sostanzialmente soltanto ai primi 14 giorni dopo la somministrazione della prima dose.

Cosa succedesse dopo le prime due settimane restava pertanto del tutto sconosciuto.

 

Il rapporto tra “segnalazioni spontanee” ed eventi avversi reali è di circa 100 a 1; quindi il numero effettivo di eventi avversi nella popolazione era stimabile in circa 27 milioni, su circa 80 milioni di dosi somministrate nell’anno 2021.

 

Analizzando questi dati, si scopre che -è vero- paragonati all’Astrazeneca, i vaccini Pfizer e Moderna danno meno casi di trombosi.

Ma questi due vaccini “sicuri” determinano comunque diverse migliaia di eventi vascolari (che corrispondono a centinaia di migliaia di eventi avversi reali), comprese persino le “trombosi in sedi inusuali” tipiche di Astrazeneca.

E, di converso, i vaccini Pfizer e Moderna danno un numero ben maggiore di eventi cardiaci (mio-pericarditi, ma anche aritmie e infarti), di eventi neurologici, muscolari, cefalee e, di seguito, di eventi gastroenterologici, ginecologici, oculistici, psichiatrici, ecc., come risulta dai dati ufficiali pubblici di vaccino-vigilanza italiani dell’AIFA, inglesi del Sistema “Yellow Card, nonché europei dell’EMA ed americani del Sistema VAERS; ed, inoltre, tali reazioni avverse erano documentate da centinaia (oggi da diverse migliaia),  di pubblicazioni scientifiche indicizzate già disponibili all’epoca.

L’AIFA, nel comunicare questi dati all’EMA, affermerà che il 45% degli eventi cardiologici era “grave”. Ove “grave” vuol dire morte, o invalidità permanente, o pericolo di morte, o ospedalizzazione.

Né si tratta di una situazione soltanto italiana, i dati inglesi ufficiali sugli stessi vaccini corrispondono. Quelli americani anche.

 

Possibile che l’AIFA non conoscesse nemmeno i suoi stessi dati?

Li pubblicava persino sul suo sito istituzionale.

E li ha continuati a pubblicare anche l’anno dopo, sino a maggio 2022 (aggiungendo ulteriori 54.000 eventi avversi).

Poi, all’incirca alla data della riunione in oggetto, l’AIFA ha sospeso ogni pubblicazione a riguardo, e non sono più reperibili pubblicamente nemmeno i suoi dati precedentemente pubblicati.

In pratica, ignoriamo a tutt’oggi cosa sia successo alla popolazione italiana dopo la seconda dose.

 

Che cosa possono dirci questi fatti crudi?

Troppo facile commentare il livello “scientifico” della riunione del CTS del 9 giugno 2021, che il farmacologo Marco Cosentino ha definito pubblicamente “trogloditico”.

Il fatto incontestabile è che tutti i partecipanti hanno espresso il loro parere sulla piattaforma dei dati a disposizione, e quei dati non erano corretti. Non sono corretti.

Ce la vogliamo prendere con l’AIFA?

Ma si tratta di un’Agenzia governativa che è chiamata, per definizione, a svolgere il ruolo che il Governo le assegna. Ed è esattamente quello che ha fatto, a costo di perdere in trasparenza e credibilità.

 

Come ebbe a dire un partecipante alla riunione (l’Avvocato dello Stato Fiorentino): “già ad aprile e maggio, da tutti i dati disponibili vedevamo benissimo che al calare dell’incidenza [della epidemia] la proporzione benefici/rischi si sarebbe invertita”. Ciò testimonia che anche di fronte ad evidenze crescenti di questa inversione benefici/rischi, la vaccinazione sarebbe dovuta andare avanti sempre e comunque andare avanti verso una seconda ed anche una terza dose.

 

Non dobbiamo per forza prendercela con qualcuno, ma bisognerebbe informare la gente, le Forze dell’Ordine, la Magistratura, le Istituzioni sanitarie, i politici e i giornalisti che sarebbe adesso necessario rivedere le idee propagandistiche di quei tempi sulla “sicurezza dei vaccini”, e aggiornare le proprie conoscenze sui fatti per quello che sono.

Quantomeno bisognerà rivalutare con rispetto le ragioni cliniche di molti di quei malati obbligati alla vaccinazione che con moltissima preoccupazione personale, sostenevano, in quei mesi pesanti, che la valutazione beneficio/rischio non è affatto detto che sia sempre a favore di questi vaccini.



UN BACK-STAGE SULLA SICUREZZA DEI VACCINI COVID
UN BACK-STAGE SULLA SICUREZZA DEI VACCINI COVID


 

 

 

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